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Alcuni
cavalli entrano in acqua spontaneamente e di buon
grado mentre altri, pur non avendone paura, non
amano l’elemento liquido e cercano di evitarlo.
Bisogna dunque capire se il cavallo che si mette
in difesa davanti a un guado o sulla riva del mare
è solo capriccioso oppure realmente spaventato da
qualcosa che non conosce o nei confronti della
quale ha memorizzato brutte esperienze.
Per questo
motivo, è necessaria un po’ di esperienza da
parte del cavaliere, che si deve mostrare
determinato senza mai però cadere nell’errore
di ingaggiare un conflitto diretto con
l’animale.
Valutiamo l’ingresso
Il punto di ingresso va valutato con attenzione.
La discesa deve essere facile, l’acqua da
affrontare bassa, limpida e calma, il fondo
possibilmente sabbioso. La tecnica migliore
consiste nell’avvicinare il cavallo all’acqua
facendo ancora una volta tesoro
dell’insegnamento caprilliano che recita
“calmo, diritto e in avanti”. Molto più del
frustino serviranno le carezze ma non deve mai
venir meno l’impulso generato dalle gambe, che
spinge l’animale a muoversi in avanti. Non serve
- anzi è assolutamente controproducente -
dimenarsi come matti. Da evitare tassativamente
quelle inqualificabili scene con seduta scomposta
a gambe larghe per colpire direttamente con lo
sperone il malcapitato equino. Molto meglio, sotto
tutti i punti di vista, a cominciare da rispetto
per il cavallo, mantenere la compressione del
polpaccio sul costato, facendo solo sentire
l’eventuale presenza dello sperone con una
minima rotazione del piede verso l’esterno.
Certo, in una situazione di stallo una sgambata può
rivelarsi risolutiva ma non va considerata come
una tecnica da utilizzare non appena il cavallo fa
il cenno di rallentare.
Le redini vanno cedute quel tanto che basta per
consentire l’allungamento dell’incollatura
senza però perdere il contatto con la bocca. Un
altro errore da evitare è buttarsi in avanti con
le spalle. La perdita dell’assetto vi mette
infatti nella condizione di non poter reagire di
fronte a uno scarto, un rifiuto oppure al semplice
ulteriore protendere del muso verso l’acqua per
bere. Mentre il vostro cavallo prende contatto con
l’elemento liquido, scendete in profondità
nell’inforcatura e mantenete una posizione di
sicurezza. Lasciatelo annusare, bere un sorso,
mettere gli zoccoli degli anteriori a mollo senza
interferire, se non con una carezza sul collo.
Anche una raspata con la gamba per sollevare
qualche spruzzo non è un’azione da punire.
Quando vi sembrerà tranquillo, addentratevi.
Con un esperto
Se invece incontrate difficoltà, accodatevi in
ingresso a un cavallo più esperto: lo spirito di
emulazione porterà il vostro compagno
d’avventura a entrare nell’acqua in relax.
L’affiancamento con un soggetto già abituato
all’elemento liquido si rivela sempre una carta
vincente, a meno che il timore non abbia radici
ben più profonde.
In questo caso, piuttosto che
compromettere il lavoro svolto fino a quel momento
perdendo la pazienza, conviene iniziare dai primi
rudimenti in maneggio. Queste indicazioni valgono
tanto per un guado quanto per un bagno al lago o
al mare.
In quest’ultima ipotesi, al ritorno in
scuderia ricordatevi di fare al cavallo una doccia
agli arti e alla coda (anche completa, se il clima
lo consente) con un po’ di shampoo per non
lasciargli il sale nel mantello. Dopo aver rimosso
l’acqua con la stecca, passeggiatelo fintanto
che non sarà asciutto.
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