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Equitazione e dintorni

Published on luglio 2nd, 2012 | by Equitazione.net

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Cavalcare nell’acqua

Alcuni cavalli entrano in acqua spontaneamente e di buon grado mentre altri, pur non avendone paura, non amano l’elemento liquido e cercano di evitarlo. Bisogna dunque capire se il cavallo che si mette in difesa davanti a un guado o sulla riva del mare è solo capriccioso oppure realmente spaventato da qualcosa che non conosce o nei confronti della quale ha memorizzato brutte esperienze. Per questo motivo, è necessaria un po’ di esperienza da parte del cavaliere, che si deve mostrare determinato senza mai però cadere nell’errore di ingaggiare un conflitto diretto con l’animale.

Valutiamo l’ingresso

Il punto di ingresso va valutato con attenzione. La discesa deve essere facile, l’acqua da affrontare bassa, limpida e calma, il fondo possibilmente sabbioso. La tecnica migliore consiste nell’avvicinare il cavallo all’acqua facendo ancora una volta tesoro dell’insegnamento caprilliano che recita “calmo, diritto e in avanti”. Molto più del frustino serviranno le carezze ma non deve mai venir meno l’impulso generato dalle gambe, che spinge l’animale a muoversi in avanti. Non serve – anzi è assolutamente controproducente – dimenarsi come matti. Da evitare tassativamente quelle inqualificabili scene con seduta scomposta a gambe larghe per colpire direttamente con lo sperone il malcapitato equino. Molto meglio, sotto tutti i punti di vista, a cominciare da rispetto per il cavallo, mantenere la compressione del polpaccio sul costato, facendo solo sentire l’eventuale presenza dello sperone con una minima rotazione del piede verso l’esterno. Certo, in una situazione di stallo una sgambata può rivelarsi risolutiva ma non va considerata come una tecnica da utilizzare non appena il cavallo fa il cenno di rallentare. Le redini vanno cedute quel tanto che basta per consentire l’allungamento dell’incollatura senza però perdere il contatto con la bocca. Un altro errore da evitare è buttarsi in avanti con le spalle. La perdita dell’assetto vi mette infatti nella condizione di non poter reagire di fronte a uno scarto, un rifiuto oppure al semplice ulteriore protendere del muso verso l’acqua per bere. Mentre il vostro cavallo prende contatto con l’elemento liquido, scendete in profondità nell’inforcatura e mantenete una posizione di sicurezza. Lasciatelo annusare, bere un sorso, mettere gli zoccoli degli anteriori a mollo senza interferire, se non con una carezza sul collo. Anche una raspata con la gamba per sollevare qualche spruzzo non è un’azione da punire. Quando vi sembrerà tranquillo, addentratevi.

Con un esperto

Se invece incontrate difficoltà, accodatevi in ingresso a un cavallo più esperto: lo spirito di emulazione porterà il vostro compagno d’avventura a entrare nell’acqua in relax. L’affiancamento con un soggetto già abituato all’elemento liquido si rivela sempre una carta vincente, a meno che il timore non abbia radici ben più profonde. In questo caso, piuttosto che compromettere il lavoro svolto fino a quel momento perdendo la pazienza, conviene iniziare dai primi rudimenti in maneggio. Queste indicazioni valgono tanto per un guado quanto per un bagno al lago o al mare. In quest’ultima ipotesi, al ritorno in scuderia ricordatevi di fare al cavallo una doccia agli arti e alla coda (anche completa, se il clima lo consente) con un po’ di shampoo per non lasciargli il sale nel mantello. Dopo aver rimosso l’acqua con la stecca, passeggiatelo fintanto che non sarà asciutto.


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Equitazione.net



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